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Mesotelioma Pleurico Maligno

Si prevede che il picco d’incidenza del mesotelioma pleurico maligno (MMP) si avrà nei prossimi 15 anni. La storia naturale di questa malattia se non curata porta a decesso il paziente in 4- 12 mesi. I pazienti che presentano un coinvolgimento linfonodale N2 presentano una prognosi peggiore con una bassa sopravvivenza. Il rapporto maschi/femmine è di 3/1. Di notevole importanza è lo staging di questi pazienti che deve essere il più accurato possibile: l’Rx torace fornisce solo informazioni generiche, la Tc torace addome presenta ancora notevoli difficoltà nello staging clinico, la RNM  dell’apice del torace e dell’addome superiore permettono una migliore definizione dell’eventuale infiltrazione extratoracica e del diaframma, la PET - TC risulta fallimentare nella stadiazione dell’N  nel MMP epitelioide per basso metabolismo (flore et all j thoracic cardiovascular surgery 2003 126 11-16) ma importante per la definizione di eventuali localizzazioni extratoraciche, l’ecocardiogramma valuta il pericardio e la funzione ventricolare, le prove di funzionalità respiratoria/scintigrafia ventilo perfusoria evidenziano o meno la permissività funzionale chirurgica ma solo le seguenti indagini permettono una corretta stadiazione ed eventuale indicazione chirurgica: 

  • biopsie videotoracoassistite (toracoscopia - VATS) che permettono di definire con precisione l’istotipo, l’immunoistologia e la microscopia elettronica;

  • la mediastinoscopia che ha sensibilità dell’ 80%, specificità del 100% ed accuratezza del 93% nella definizione N mediastinica;

  • la laparoscopia che valuta l’interessamento transmurale del diaframma.

Negli ultimi anni si è dimostrato che il trattamento multimodale (chemioterapia, chirurgia e radioterapia) del MPM offre i risultati migliori in termini di qualità di vita e sopravvivenza per i pazienti allo stadio I e II secondo il sistema di classificazione proposto da Sugarbaker-Brigham Hospital DFCI nel 1999 o stadi I, II, III in assenza di coinvolgimento linfonodale, secondo il sistema di classificazione IMIG 1995. Nel nostro centro si impiega in determinati pazienti oltre al protocollo terapeutico multimodale attualmente maggiormente utilizzato (chemioterapia neoadiuvante seguita da intervento di pleuropneumonectomia extrapleurica estesa o pleurectomia e decorticazione radicale e successivo impiego di IMRT) il lavaggio post-operatorio del cavo con chemioterapia ipertermica con cisplatino secondo il razionale di neutralizzazione di foci tumorali microscopici residui e di cellule esfoliate durante l’intervento.

In casi selezionati il protocollo di lavaggio con chemioterapia ipertermica prevede l’introduzione di circa 3-4 litri di soluzione fisiologica nel cavo toracico fino a raggiungerne il riempimento. La temperatura del liquido di lavaggio viene gradualmente portata da 37° a 42,5° C in circa 30 minuti per evitare ipotensioni e successivamente inizia il lavaggio con chemioterapia ipertermica intraoperatoria (CII). Si somministra cisplatino alla dose di 150-200 mg/m2 diluito nella soluzione fisiologica presente nel cavo toracico a 42,5° C per un’ora.

Dopo conclusione della perfusione ipertermica si procede a svuotamento del cavo ed al successivo lavaggio dell’emitorace con soluzione antibiotica e pro-coagulante diluiti in 500 cc di soluzione fisiologia e successivo svuotamento dell’emitorace operato.

Dopo un mese circa dall’intervento chirurgico i pazienti sono valutati dal collega oncologo ed avviati a chemioterapia adiuvante o radioterapia. 

ultima modifica:  09/10/2017
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